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Cara mamma, ormai ho 8 settimane, sono piccola e indifesa ma con te mi sento al sicuro. Sarà qualcosa di istintivo, sarà la sicurezza che mi ispiri o quella sensazione che provi quando senti di essere nel posto giusto al momento giusto, ma io non so neanche cos’è la paura. Sono piccola e non so niente della vita, ma vorrei impararlo da te.
L’altro giorno sei andata dal medico, ti ha detto che hai un mese per decidere cosa fare, ti ha detto che ti cambierò la vita, e mi ha chiamata feto. Io non so neanche che vuol dire questa parola. Ero convinta di essere una persona in carne ed ossa, uguale a tutti gli altri, ma ora mi rendo conto di essere considerata solo un peso.

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Manuela e Giovanna sono le educatrici del Nido di Sartirana che accoglie bambini  dai 9 mesi ai tre anni. E’ una struttura piccola ma confortevole in cui nulla manca, neppure un bel giardino che in questo periodo è un tappeto di foglie dai colori più svariati. Ristrutturato dalla cooperativa Arcobaleno nei locali della scuola materna  intitolata a Madre Laura, fondatrice delle Suore del Sacro Cuore di Gesù di Sulbiate, ospita i bambini, le cui mamme sono seguite ed aiutate dal Cav. Cinque bambini che  racchiudono una parte di mondo per le loro provenienze diverse (America Latina,  Nord Africa, Est Europa, Sud Est asiatico, Italia) e tanti volontari presenti a turno il mattino e durante il pranzo.

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In un periodo difficile della mia vita ho incontrato il Centro di Aiuto alla Vita. L’incontro è avvenuto per caso: una mia carissima amica ha fatto una donazione al CAV in memoria di mio figlio Daniele, prematuramente scomparso. E’ stato per caso questo incontro o voluto da Qualcuno che mi voleva aiutare? E’ una domanda che a volte mi pongo. In ogni caso quest’incontro mi ha fatto scoprire un mondo sino ad allora sconosciuto, ricco di forti emozioni: la difficoltà di vivere, l’emarginazione, la volontà di riuscire, la voglia di dare ai figli una vita nuova, migliore…

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Sono di Casablanca, laureata in Letteratura francese, ho frequentato corsi di informatica e so scrivere a macchina. Sono in Italia da 11 anni. Inizialmente non ho avuto grandi problemi, visto che sia io che mio marito lavoravamo. La situazione è diventata difficile quando mio marito non ha più contribuito alle spese della famiglia: da sei anni è a casa e io da sola mando avanti tutte le responsabilità. Conosco il Cav da tempo perché andavo per i vestitini della mia bambina che oggi ha 9 anni, poi per il pacco alimentare. Però l’ho conosciuto meglio quando ho avuto “un bello schiaffo: due gemelli” (*). Allora sono andata direttamente al Cav e il personale era felice. Lì ho trovato aiuto psicologico e sostegno. Lo provi subito già da come ti guardano, ti ascoltano o ti accarezzano…

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“Non so più chi mi disse questa frase - dice Massimo, uno dei ragazzi che si occupa della distribuzione dei pacchi alimentari -ma è divenuta il mio motto”. Max, come lo chiamano tutti qui al Cav, ha iniziato per caso, contattato da un amico a conoscenza della sua disponibilità, perchè faceva già il volontario alla Parrocchia di Montevecchia. Ha subito accettato di dare una mano al Cav e ripete di sentirsi un miracolato e di avere “un debito” con il Signore. Alcuni anni fa, mentre stava lavorando nella falegnameria di suo padre, una scheggia fuoriuscita dalla sega circolare che stava utilizzando, lo ha centrato in piena fronte, facendolo subito entrare in coma.

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Mi sono inserita in questa attività quasi naturalmente, senza avere propositi specifici di arrivare lì. Avvertivo dentro di me l’esigenza di imparare ad amare e un bisogno di temperare la mia sensibilità a quell’apertura all’amore che c’è in ciascuno di noi e che necessita di manifestarsi concretamente, per gustare le gioie vere che danno il senso alla nostra vita. E’ stata in questa disposizione d’animo che lo Spirito mi ha guidata e condotta a vivere esperienze forti come quelle del Cav. Non immaginavo certo di trovarmi a contatto di tante e tali situazioni paradossali che lasciano sconvolti per la crudezza della realtà che le persone si trovano a dover affrontare.

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Laura è un nome di fantasia, per coprire la sua identità, ma la storia è reale ed è questa che a noi interessa per capire meglio chi sono le mamme seguite dal Cav.
Ogni caso è un caso a sé, con la sua protagonista o i suoi protagonisti che fanno la differenza. Nel caso specifico Laura dopo una prima gravidanza da cui è nata una bambina, è arrivata al Cav di Merate perché incinta della seconda. Nel frattempo si è separata dal marito e la bambina che aspetta è figlia del compagno. L’aggancio al Cav arriva tramite Mariadele, a cui la indirizzano le suore DEL PAESE, unico punto di riferimento per Laura in quel momento.

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Il guardaroba è un’altra delle attività all’interno del Cav in cui si alternano, Teresa e Pinuccia, due volontarie che lo tengono con cura. E’ un luogo pieno di colori, come colorati sanno essere gli abiti dei bambini, i giochi o le carrozzine…. Negli armadi l’ordine è appagante e sugli scaffali i capi sono suddivisi per misure, sesso, stagione…
Non è un lavoro semplice quello di ricevere, smistare, lavare, stirare e riordinare: occorre organizzazione e precisione… Eppure Teresa tutti i martedì pomeriggio e i sabato mattina è presente dietro il banco a svolgere il suo compito che le riesce particolarmente bene.

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Sono Fernanda, mi è stato chiesto di esprimere la mia esperienza al Cav, al servizio di coloro che bussavano alla nostra porta. Pur avendo poca salute ma supportata dall’aiuto di mio marito Vittorio, mi sono data anima e corpo all’Associazione, confidando nell’aiuto – mai mancato – del Signore.
Ho sempre trovato volontarie pronte a qualunque sacrifico pur di aiutare le mamme in difficoltà. All’inizio non avevamo nulla, però la Provvidenza ci faceva trovare sulla nostra strada colui o coloro che capivano l’importanza del nostro operare e interveniva sempre. La prima sorpresa fu quella di don Angelo che ci donò un locale per l’accoglienza….

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CAV MERATE
CENTRO DI AIUTO ALLA VITA BRIANZA LECCHESE ONLUS

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